L’Iva sugli assorbenti lo conferma: le mestruazioni in Italia sono un lusso. Come i neuroni di qualche politico

15 Novembre 2019 – Quante volte mentre eravamo in vacanza all’estero e abbiamo attraversato la strada con il semaforo lampeggiante o siamo saliti su un taxi che un inglese aveva adocchiato prima di noi siamo stati apostrofati come abitanti del Paese di “Cosa Nostra”? E quante volte ci siamo offesi a morte pensando al pregiudizio che vuole l’Italia patria di “spaghetti, mandolino e mafia”? In realtà anche se nel Belpaese mafia, ‘ndrangheta, camorra e Sacra corona unita dovessero scomparire nel nulla con effetto retroattivo come i Beatles nel film Yesterday, forse dovremmo rassegnarci a continuare a essere bollati nello stesso modo; perché se non saremo più il Paese di “Cosa Nostra”, potremo rimanere comunque il Paese delle “Nostre Cose”.

Eh si, perché mentre in Germania il governo ha deciso di ridurre l’Iva sugli assorbenti igienici dal 19 al 7%, mentre in Francia la tassa è al 5,5%, in Gran Bretagna al 5%, in Scozia gli assorbenti vengono distribuiti gratuitamente nelle scuole e in Irlanda l’imposta di valore aggiunto sugli stessi è stata proprio abolita del tutto, in Italia la VI commissione Finanze della Camera ha dapprima bocciato l’emendamento che proponeva di abbassare l’Iva sugli assorbenti dal 22% al 10%, lo ha successivamente riammesso e ora vedremo come andrà a finire. Come se avere le mestruazioni fosse un lusso al quale si può rinunciare, come se gli assorbenti fossero un bene paragonabile a un Rolex, una bottiglia di Amarone, un’elegante berlina.

Magari qualche esponente politico non toccato direttamente dalle “nostre cose” non lo sa, ma dal menarca alla menopausa – ovvero per circa 40 anni della nostra esistenza – ogni mese per 4/5 giorni o anche più ci capitano appunto quelle cose che si chiamano “mestruazioni” e siamo obbligate a comprare gli assorbenti, a cambiarci in media quattro volte al giorno per un totale di circa 520 cicli mestruali e un consumo di 12mila assorbenti.

Se pensiamo che i volantini e i manifesti per le campagne elettorali sono tassati al 4%, la prima cosa che ci viene in mente è un’astensione di massa alle prossime elezioni e la seconda è un sit in in “quei giorni” senza assorbente sugli scranni di Montecitorio per ritinteggiare le poltrone sbiadite e ravvivare il caratteristico rosso bordeaux. Se pensiamo che il tartufo, gli oggetti di antiquariato e i francobolli da collezione sono tassati al 10% la prima cosa che ci viene in mente è che i neuroni sono un lusso che alcuni politici non possono proprio permettersi, la seconda cosa è meglio che non la scriviamo.

Possibile che per questo governo e anche per quello precedente ridurre l’Iva sugli assorbenti sia una manovra così onerosa da non riuscire a trovare i soldi per coprirla? Non è che c’è qualche altro motivo? Ebbene sì, pare che la preoccupazione sia di natura “ecologica”, pare che i 21 milioni di donne italiane quando hanno le mestruazioni inquinino.

Sì, avete capito bene. Lo scorso maggio, l’allora capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera Francesco D’Uva dichiarò in diretta tv: ”noi siamo anche per l’ambiente, non siamo a favore degli assorbenti usa e getta. Ci sono delle possibilità non inquinanti come le coppette mestruali e i pannolini lavabili”. Purtroppo la trasmissione in questione non era Scherzi a Parte ma Omnibus, e gira la voce che alla parola “pannolini lavabili” l’olandesina dello spot del detersivo dei tempi del Carosello si sia suicidata buttandosi dalla mongolfiera.

L’unica cosa che ci auguriamo è che la moglie di Francesco D’Uva al rientro a casa del marito dopo una lunga giornata di lavoro gli abbia servito una “coppetta” di Martini con una bella dose di lassativo. Tanto gli alcolici e le medicine sono tassate solo al 10%.

Fonte: Articolo de “Il Fatto Quotidiano”

Donald Trump, la conversazione con Farage: “Anche l’Italia starebbe meglio senza l’Ue”

L’intervento improvviso del presidente Usa negli affari della politica italiana arriva durante il programma radiofonico condotto dal leader del Brexit Party britannico: “In Europa governano persone con le quali è molto difficile negoziare, mentre con me sarebbe tutto più facile”

1 Novembre 2019 – “Anche altri Paesi, l’Italia e altri, starebbero molto meglio senza l’Ue, francamente. Ma se vogliono l’unione, bene”. L’intervento improvviso di Donald Trump negli affari della politica italiana arriva in una conversazione avuta giovedì sera con Nigel Farage durante il programma radiofonico condotto dal leader del Brexit Party britannico su Lbc. Il presidente Usa, che ha deplorato che Londra sia ancora “trattenuta nell’Unione Europea”, ha poi rispolverato l’ipotesi di una Italexit, citando en passant anche la nostra Penisola tra i Paesi che “starebbe molto meglio” fuori dell’Ue.

È la prima volta in assoluto che Trump ipotizza l’uscita dell’Italia non solo dall’euro ma dall’Unione europea, di cui è uno degli stati fondatori. E arriva proprio nel momento in cui il premier Giuseppe Conte e il nuovo governo giallorosso stanno cercando di mantenere un dialogo più serrato e collaborativo con Bruxelles, per puntare a ottenere di più sia sul dossier della manovra economica sia sul fronte della politica sui migranti.

Per Trump, il fatto che Londra sia ancora nell’Ue impedisce di iniziare a trattare quello che per il tycoon sarebbe una grande accordo commerciale tra Stati Uniti e Gran Bretagna. “Siete bloccati dalla Ue – afferma il presidente Usa – come lo sono altri Paesi. Anche l’Italia e altri Paesi – aggiunge il presidente americano – starebbero molto meglio senza l’Unione europea. Ma se questi Paesi vogliono rimanere nella Ue, va bene”. “Ma sappiate – conclude il suo ragionamento Trump – che in Europa governano persone con le quali è molto difficile negoziare, mentre con me sarebbe tutto più facile: faremmo subito un grande accordo commerciale”.

Il tema di una possibile Italexit non è mai stato nell’agenda dei colloqui tra Washington e Roma, men che meno negli ultimi faccia a faccia che il presidente americano ha avuto in più di un’occasione con il presidente del consiglio Conte e all’inizio del mese con il presidente della repubblica Sergio Mattarella, ricevuto alla Casa Bianca. Lo stesso dicasi dei colloqui avuti tra il ministro degli esteri Luigi Di Maio e Mike Pompeo in occasione della recente visita del segretario di stato americano in Italia.

Il cambio di residenza
Per ora chi si trasferisce quindi non è l’Italia, ma lo stesso Trump. Il tycoon tradisce la sua New York e cambia residenza: non più la Trump Tower sulla Fifth Avenue di Manhattan ma Palm Beach, in Florida, dove possiede la dimora di Mar-a-Lago. Sarà questa la sua residenza primaria e fiscale. È lo stesso presidente Usa a confermare tutto su Twitter: “Pago ogni anno milioni di dollari di tasse alla città e allo stato di New York per essere trattato molto male“. Trump scrive anche che spera di restare altri 5 anni a 1600 Pennsylvania Avenue, l’indirizzo della Casa Bianca.

Fonte: Articolo de “Il Fatto Quotidiano”