Amianto, dossier di Legambiente: “In Italia bonificato il 2% degli edifici. Lazio e Trentino non hanno piano di rimozione”

Nella Giornata mondiale delle vittime d’amianto, l’associazione pubblica l’ultimo aggiornamento del monitoraggio sullo smaltimento della fibra killer. A 26 anni dall’approvazione della legge che metteva al bando la fibra killer, sono 6.869 gli edifici bonificati su un totale di 370mila nei quali è stata ritrovata traccia dell’amianto. E in 9 Regioni il censimento non è ancora stato completato.

28 Aprile 2018 – Ventisei anni dopo l’approvazione della legge che prevedeva la rimozione dell’amianto dagli edifici, solo il 2% delle strutture è stato bonificato. E il dato è per difetto, visto che alcune Regioni non hanno nemmeno completato le attività di censimento. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto Liberi dall’amianto?, realizzato da Legambiente e presentato in occasione della Giornata mondiale delle vittime d’amianto, che si celebra oggi.

“Le procedure di bonifica e rimozione dall’amianto in Italia sono ancora in forte ritardo“, denuncia l’associazione ambientalista. E ci sono i numeri a dimostrarlo: sono 6.869 gli edifici pubblici e privati bonificati ad oggi, su un totale di 370mila nei quali ci sono tracce della fibra killer che l’Italia ha messo al bando nel 1992. Le strutture, all’interno delle quali ci sono quasi 58milioni di metri quadrati di coperture realizzate in eternit, sono in larga parte edifici privati (oltre 214mila) e coperture in cemento armato (quasi 66mila), ma anche 50.744 edifici pubblici risultano ancora a rischio.

A fare da contraltare alle lentezze nelle procedure di bonifica e smaltimento ci sono gli ultimi dati Inail che scattano una fotografia drammatica dei danni causati dall’amianto tra il 1993 e il 2012. Nei primi vent’anni successivi alla legge che chiudeva l’era dell’eternit, in Italia sono stati 21.463 i casi di mesotelioma maligno, che hanno provocato oltre 6mila morti all’anno. Tra i territori più colpiti la Lombardia (4.215 casi rilevati), Piemonte (3.560) e Liguria (2.314), seguiti da Emilia Romagna (2.016), Veneto (1.743) e Toscana (1.311). Al Sud, la situazione peggiore si registra in Sicilia (1.141) e Campania (1.139).
E una soluzione definitiva al problema sembra essere ancora lontana. Basti pensare che il Piano regionale per la rimozione di questo materiale, previsto dalla L.257/92, nel 2018 deve essere ancora approvato nel Lazio e nella Provincia Autonoma di Trento. Dovevano essere pubblicati, dice Legambiente, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge. E la situazione non è stata monitorata dal dossier in AbruzzoCalabria e Molise, che non hanno risposto all’associazione ambientalista. In Sicilia, denuncia ancora Legambiente, otto comuni su dieci si trovano senza Piano comunale, un passaggio essenziale per mappare il territorio e procedere alle bonifiche per contrastare le conseguenze dell’esposizione.

Inoltre, in 9 Regioni il censimento non è ancora stato completato. Solo Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Valle d’Aosta hanno completato integralmente la verifica della presenza di amianto in tutti gli edifici, mentre nelle Marche la copertura è totale solo per  le strutture pubbliche e le imprese. Ma, anche quando l’iter sarà completato e l’Italia inizierà davvero a dare seguito alle previsioni della legge approvata nel 1992, potrebbe presentarsi un nuovo problema: secondo Legambiente, non sono sufficienti gli impianti di smaltimento presenti e previsti sul territorio.

Le Regioni dotate di almeno un impianto specifico per l’amianto sono solo 8, per un totale di 18 strutture: in Sardegna e Piemonte ce ne sono 4, tre in Lombardia e due in Basilicata ed Emilia Romagna. Uno solo l’impianto esistente in Friuli Venezia GiuliaPuglia e nella Provincia Autonoma di Bolzano. E già oggi, nonostante sia stato smaltito appena il 2% dell’amianto censito, avverte Legambiente, gli impianti sono quasi pieni.

Fonte: Articolo de “Il Fatto Quotidiano”

Amianto, “nel 2017 duemila decessi in Lombardia” dovuti alla presenza di asbesto

Secondo i dati del presidente dell’osservatorio Ezio Bonanni, Milano è la “capitale dell’amianto con record di casi”. In Lombardia “il 33% dell’amianto in Italia”. I rischi maggiori nelle scuole e nelle case popolari ancora non bonificate

27 Novembre 2018 – Duemila decessi in Lombardia nel solo anno 2017 per patologie legate all’asbesto, con Milano “capitale dell’amianto con record di casi di mesotelioma”. La denuncia è di Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’amianto (Ona), durante la conferenza-seminario “Come difendersi sull’amianto: responsabilità civili, penali e profili previdenziali“, organizzata martedì mattina con il patrocinio dell’Ordine degli avvocati di Milano e la collaborazione di Labor Network presso il Tribunale del capoluogo lombardo. Durante l’incontro è stata presentata una serie di dati epidemiologici sulla presenza della fibra killer e sulle patologie tumorali collegate.

Secondo quanto detto da Bonanni, nel capoluogo lombardo c’è stata “una particolare trascuratezza nelle misure di sicurezza che, seppur in sé poco efficaci, avrebbero diminuito le esposizioni e dunque l’impatto dell’amianto sulla salute dei lavoratori e dei cittadini“. La magistratura, ha chiarito il pm Maurizio Ascione, titolare di molte inchieste su grandi aziende per la morte di operai, “sta seguendo un complesso e profondo percorso sulla tematica, atteso il principio della obbligatoria azione penale che poi, però, deve confrontarsi con la verifica della responsabilità penale che è personale. Servirebbe una riflessione – continua Ascione – anche in altre sedi, prima di tutto del legislatore, avendo l’esperienza di processi in questo settore che mostrano la drammaticità delle vicende esistenziali, nonché l’esigenza di risposte coerenti dal mondo scientifico ed industriale”.

Come è emerso dal convegno, l’Ona fin dal 2008 “ha segnalato la condizione di rischio in Lombardia, con particolare riferimento agli istituti scolastici e alle case popolari presenti nella città di Milano e in tutta la regione”. Tra il 2000 e il 2015 si sono registrati un totale di “5.680 casi di mesotelioma” in Lombardia (882 tra Milano e l’hinterland) con un “costante aumento” dei casi. In Lombardia, spiega ancora l’Osservatorio, che ha supportato i familiari delle vittime in molti processi, “c’è ancora il 33% della presenza totale di amianto in Italia” e ci sono “6 milioni di metri quadri, di cui 1,5 di amianto in matrice friabile, che hanno necessità di bonifica e smaltimento, altrimenti si continueranno ad avere ulteriori esposti, malati e decessi”.

I dati arrivano in contemporanea alla seconda udienza in Appello del processo a carico di Paolo Cantarella e Giorgio Garuzzo – rispettivamente ex amministratore delegato ed ex presidente di Fiat Auto – e di altri 3 ex manager Alfa e Lancia, accusati di omicidio colposo per 15 casi di operai morti per forme tumorali provocate, secondo l’accusa, dall’esposizione negli stabilimenti Alfa di Arese alla sostanza cancerogena. Gli imputati sono stati assolti in primo grado con proscioglimenti in linea con quelli di molti altri processi del genere degli ultimi anni a Milano.

Fonte: Articolo de “Il Fatto Quotidiano”